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Viaggio intorno alla mia camera

Xavier de Maistre (1763-1852)


"Ho intrapreso e compiuto un viaggio di quarantadue giorni intorno alla mia camera. Le interessanti osservazioni che ho fatte, e il continuo piacere che ho provato lungo il cammino, mi facevan desiderare di renderlo pubblico; nella certezza di essere utile, mi sono deciso".


Viaggiare con gli occhi dell'immaginazione.


Oltre a rivelarsi un "spediente sicuro contro la noia e un lenimento ai mali", questa "peregrinazione" "è al riparo dall'inquieta invidia degli uomini e non dipende dalla fortuna".


Pubblicato nel 1795 a Losanna l'opera - il cui titolo allude parodicamente al Diario di un viaggio intorno al mondo di James Cook - coincide solo fortuitamente con la condizione di prigioniero dell'autore che, condannato agli arresti domiciliari a causa di un duello, è costretto a scontare a Torino proprio quarantadue giorni di reclusione: "Giuro su tutto ciò che ho di caro, che avevo disegno di intraprenderlo molto tempo prima [...]. Questo isolamento forzato non fu che l'occasione per mettermi in cammino più presto".


Così de Maistre racconta le riflessioni maturate nel lento spostarsi all'interno della sua camera: da una poltrona al letto, dal caminetto alla scrivania. Tra una tappa e l'altra, in balia "dell'immaginazione" ("La seguiremo ovunque le piacerà di condurci") è possibile guardare il mondo con nuovi occhi e percepirne aspetti che erano completamente sfuggiti alla visione. Si tratta di uno straordinario accumulo di scoperte: la fedeltà della cagnetta Rosine ("mi rende il servigio più grande che si possa rendere all'umanità: mi amava un tempo e mi ama tuttora. E così [...] l'amo con una parte di quel sentimento che accordo agli amici" e la devozione del domestico Joannetti si trasformano in una lezione di umanità ("E così, nel mio viaggio, vado prendendo lezioni di filosofia e d'umanità dal mio domestico e dal mio cane"; la flemmatica passeggiata tra gli scaffali della biblioteca favorisce il fruttuoso dialogo con "mille personaggi immaginari" ("Non finirei più, se volessi descrivere la millesima parte dei singolari avvenimenti che mi capitano quando viaggio nei pressi della mia biblioteca"; la lentezza degli spostamenti e la solitudine consentono di ascoltare le voci dell'anima (la dimensione spirituale che vola alto e che alimenta la creatività artistica) e quelle della "bestia" (la dimensione corporale legata alle passioni materiali); il passaggio tra i quadri e le stampe stimola una riflessione sulla "supremazia tra l'incantevole arte della pittura e quella della musica".


Ma, soprattutto, questo "immobile viaggio", fa vincere l'indifferenza: "Qui è un gruppo di bambini stretti l'uno all'altro per non morir di freddo. Lì è una donna che trema, e non ha voce per lamentarsi", "mentre i passanti vanno e vengono, senza commuoversi per uno spettacolo cui sono abituati".


Silenzio e lentezza, insomma, possono aiutarci a viaggiare meglio e a diventare più umani.







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