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La Schiuma dei Giorni - Boris Vian


Di fronte all’enciclopedia dei romanzi e delle poesie scritti su un argomento senza tempo come l’amore, non occorrono delle spiegazioni. La letteratura è l’arte prediletta per descrivere ed esprimere l’amore, poiché riflette, come uno specchio, la condizione amorosa attraverso i secoli, dai miti antichi alla contemporaneità. Ogni epoca tratteggia l’amore sotto aspetti culturali e sociologici diversi, dal concetto platonico alle pratiche catartiche, dalla passione carnale all’amore romantico, da quello sublime fino all’amore nevrotico e distruttivo.


Sono infinite le pieghe del ventaglio narrativo, se pensiamo ad esempi come “Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto, “Vita Nova” di Dante Alighieri, “Romeo and Juliet” di William Shakespeare, “Jane Eyre” di Charlotte Bronte, “Madame Bovary” di Gustave Flaubert, “Anna Karenina” di Lev Tolstoj, “Due” di Irène Némirovsky oppure “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman. Tutto è stato immaginato. Tutto è stato scritto. Che valore avrebbe quindi avuto scrivere d’amore di questi tempi?


Eppure, lo scrittore francese Boris Vian, all’età di ventisette anni, scrisse nella prefazione del romanzo “L’Écume des Jours” nel 1947: "Solo due cose contano (nella vita), l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans e di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio se sparisse perché è brutto". Due grandi autori del ventesimo secolo non risparmiano gli elogi a questa magica fiaba d’amore che Raymond Queneau considera il romanzo più straziante dei tempi moderni, mentre Daniel Pennac riassume il libro nella postfazione all’edizione italiana così: "L’amore raccontato da Vian è l’amore che salva tutto, compreso il proprio destino".


Questa è la storia di Colin e Chloé che s’incontrano, in un colpo di fulmine s’innamorano e si sposano nel giro di pochi giorni. Al ritorno dal loro viaggio di nozze però, Chloé si ammala. Nei suoi polmoni si annida un male terribile, una ninfea che le rende doloroso il respiro. Quel fiore mortale può essere combattuto solo dal profumo e dalla freschezza di altri fiori. Sempre innamoratissimo, ma anche sempre più povero e disperato, Colin accetta i lavori più pesanti e impensabili, ma le sue fatiche sono vane. Memorabile soprattutto la parte finale della storia con la descrizione dell’appartamento di Colin e Chloé che si restringe progressivamente e non lascia passare il sole man mano che la morte della protagonista si avvicina e l’apoteosi dell’amore si consuma.


Con questo libro di culto Vian, genio eclettico spinto da un’ardente voglia di vivere, anticipa al pubblico la sua eredità, questo suo straordinario patrimonio artistico intellettuale di stampo interdisciplinare che esula completamente dai canoni. Scritto nel 1946 in pieno periodo postbellico, il romanzo esprime una violenta critica alla società capitalistica, il suo disdegno nei confronti dello spreco del denaro, il suo atteggiamento di pacifista e infine ciò che ha caratterizzato la breve vita di Vian: la malattia. La poetica ninfea che divora i polmoni di Chloé, è la malattia che divora il suo cuore. Vian muore nel 1959 durante l’anteprima del suo film di un arresto cardiaco. Nonostante questa breve vita, c’è stato il tempo di laurearsi in ingegneria, di scrivere romanzi di culto e numerose poesie, di fare parte del Collège de Pataphysique, di comporre e di cantare più di 500 canzoni, di fare l’attore, di suonare la tromba e di introdurre le Jazz de New Orléans à Paris.


Daniel Pennac, nella celebre intervista che fa da postfazione all’edizione italiana del romanzo, sostiene: “[…] un libro di questo calibro può essere letto più volte, nel corso degli anni, traendone impressioni e suggestioni diverse. A diciott’anni prevale la griglia della passione amorosa, a quaranta quella della critica sociale, a sessanta quella del pessimismo della tragedia che tutto annulla.” Parole che mettono ben in evidenza quanto “La schiuma dei giorni” non sia solo storia d’amore; e se anche lo fosse, sarebbe comunque una bellissima storia d’amore, una di quelle in cui c’è abnegazione assoluta, la dedizione totale priva di quell’egoismo con cui oggi tendiamo a salvaguardare il nostro Io dagli altri. Non, insomma, un romanzo per inguaribili romantici, come da qualche parte ho letto, ma piuttosto, direi, un romanzo per inguaribili essere umani.


Ma non è solo una storia d’amore, non può essere solo una storia d’amore, quella in cui l’intellettuale diviene idolo delle folle, e anziché illuminarle e guidarle, le ottenebra e le rovina, come succede a Chick che sperpera la sua vita per Jean-Sol Partre, evidente richiamo all’autore de “La Nausea”, verso il quale Vian esercita una satira durissima e persino lungimirante circa la maniera in cui la figura dell’intellettuale moderno era destinata a trasformarsi.

E non può essere solo una storia d’amore quella in cui si contesta il valore nobilitante del lavoro e i personaggi non fanno che fuggire da un impiego all’altro perché incapaci di adeguarsi all’alienante irragionevolezza richiestagli:

Tutto dipende dal fatto che gli hanno detto “Il lavoro è sacro, è bello, è buono, è la cosa più importante, e solo chi lavora ha tutti i diritti”. Però poi si fa il possibile per farli lavorare continuamente, così che loro non hanno il tempo di far valere i propri diritti.

Nè può essere solo una storia d’amore quella in cui un personaggio viene assunto per sdraiarsi sulla terra ed emanare calore in modo da far crescere le piante dei fucili.

Così è il mondo di Vian, apparentemente lontano ma dannatamente vicino. Apparentemente assurdo con il suo pianocktail (un particolare pianoforte suonando il quale si produce un cocktail con l’essenza della musica eseguita), le piste di pattinaggio in cui ogni due minuti qualcuno si schianta e qualcun altro si fa il segno della croce, le nuvole profumate di zucchero di cannella che avvolgono gli amanti al primo appuntamento. E poi dannatamente struggente e umano nella richiesta che il topo dai baffi neri fa al gatto nelle ultimissime pagine. Pienamente comprensibile perché “Chloé” di Duke Ellington faccia da colonna sonora all’intero libro.


Vian è al contempo figlio e padre del proprio tempo, subendone le tendenze e ravvivando queste ultime negli aspetti più prolifici. Con la sua variegata produzione artistica, tra musica e letteratura, sperimenta ogni possibilità di innovazione, indagando le profondità dell’animo umano in maniera insolita, come nel suo ormai celebre romanzo d’amore “L’Écume des Jours”, così felice e altrettanto tragico, ironico, straziante.












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