I CLASSICI DI DOMANI

Quattro grandi opere della letteratura mondiale moderna e contemporanea



1) IL MONDO DI SOFIA - Jostein Gaarder, 1991


•Protagonista la quattordicenne norvegese Sofia Amundsen

•Riceve per corrispondenza delle lezioni di filosofia, tramite lettere da parte di Alberto Knox. I primi due messaggi, trovati nella cassetta delle lettere al ritorno da scuola, riportano due brevi domande

Chi sei tu?

Da dove viene il mondo?


•Il corso di filosofia ha quindi inizio. Dopo lo stupore iniziale, Sofia si sente attratta e affascinata da una «materia» a lei del tutto sconosciuta.

•Si ripercorrono le epoche e le tappe della storia del pensiero occidentale: dai primi miti a Talete, i filosofi della natura , la filosofia greca e poi quella cristiana, il rinascimento, il barocco, l’illuminismo, attraversando millenni e secoli fino a Kant, Hegel, Kierkegaard, Schopenhauer, Marx, Darwin, Freud…

•Non si tratta però di un manuale di filosofia, di un’opera nozionistica. È un Romanzo della (e sulla) storia della filosofia, nel quale i personaggi sono interpreti reali di temi, quesiti, e domande reali.


•È un libro per chi ama filosofia e il pensiero critico: una lettura per chi ama (ancora, e nonostante tutto) meravigliarsi

« L'unica cosa di cui abbiamo bisogno per diventare buoni filosofi è la capacità di stupirci. Sarà mio compito impedire che anche tu diventi una di quelle persone che danno il mondo per scontato, cara Sofia.»

Così scrive Alberto Knox

•Pagina dopo pagina, le due vicende - quella personale di Sofia e quella dei grandi filosofi - si intrecciano e fondono. Sofia mette in dubbio tutte le proprie (in)certezze di giovane adolescenze e si (ri)costruisce una propria identità facendo del corso di filosofia un corso di «Filosofia Applicata».

•Particolarmente affascinante il parallelismo che Gaarder propone tra l’atomismo di Democrito e…. i Lego, a suo dire «il gioco più geniale che sia mai stato inventato»


Secondo Democrito tutta la realtà è costituita da atomi che si muovono incessantemente nel vuoto. Gli atomi sono particelle elementari, indivisibili, differenti tra loro solo per caratteristiche quantitative o oggettive come la forma, la grandezza, l’ordine e la posizione, dotate di movimento eterno che è ad esse connaturato. L’incessante movimento porta gli atomi ad aggregarsi e a separarsi, dando luogo alla nascita, alla trasformazione e alla morte di tutto ciò che esiste. Le cose sono pertanto combinazioni di atomi.


•Ed è così, con riflessioni ed esempi come questo, che anche il lettore entra nel mondo di Sofia (e della Filosofia) avvicinandosi in maniera pratica alla filosofia raccontata dai manuali scolastici ed accademici.


•La maturazione psicologica di Sofia riflette il susseguirsi e lo sviluppo delle lezioni. È quindi anche un romanzo di formazione, una formazione di tipo filosofico che abbraccia tutti i temi e gli interrogativi dell’esistenza umana:


Amicizia Famiglia Fantasia Creatività Responsabilità

Politica Scienza Morte Religione Destino…


•Filosofia, avventura, giallo e pensiero critico si fondono e sono qui applicati alla realtà.

•La filosofia è vera filosofia quando è applicata o applicabile alla realtà.

•Ad un certo punto, il romanzo di Sofia si sviluppa su di un piano letterario e fantastico notevole. Entra in gioco Hilde, una ragazzina anch’essa adolescente, che vive in un paese vicino a quello di Sofia, ma che non riesce in alcun modo a rintracciare.

•Hilde diventa una coprotagonista misteriosa, una “Sofia” al di là dello specchio…


PAROLE DA RICORDARE


•Il poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe disse: "Colui che non sa darsi conto di tremila anni rimane nel buio e vive alla giornata". Non voglio che tu sia così. Voglio che tu conosca le tue radici storiche. Soltanto in questo modo diventerai un essere umano. Soltanto in questo modo sarai qualcosa di più di una scimmia. Soltanto in questo modo eviterai di fluttuare nel vuoto.


Tutti i veri filosofi devono tenere gli occhi aperti. Anche se non abbiamo visto nessun corvo bianco, non dobbiamo mai smettere di cercarlo. E, un giorno, anche uno scettico come me sarà obbligato ad accettare un fenomeno cui prima non aveva creduto. Se non tenessi aperta questa possibilità, sarei un dogmatico, non un vero filosofo


• Mentre Sofia rifletteva sul fatto di essere viva, cominciò anche a pensare che non sarebbe esistita per sempre. Adesso vivo, pensò. Ma un giorno non ci sarò più. C’era qualche forma di vita dopo la morte? Il gatto ignorava anche questa domanda.

La nonna di Sofia era morta poco tempo prima. Per più di sei mesi aveva sentito molto la sua mancanza. Non era ingiusto che la vita finisse? Sofia si fermò a riflettere. Si sforzava di concentrarsi solo sul fatto che era viva, cercando così di dimenticare che non sarebbe esistita per sempre. Era impossibile. Non appena metteva a fuoco il pensiero di essere viva, subito spuntava l’altro: la vita ha sempre una fine. Arrivava alla stessa conclusione anche quando invertiva il corso dei pensieri. Soltanto quando provava una forte emozione all’idea che un giorno sarebbe scomparsa, si rendeva conto di quanto la vita fosse infinitamente preziosa. Erano come le due facce di una moneta, una moneta che continuava a rigirare tra le dita. E tanto più grande e più nitido era un lato, tanto più grande e più nitido diventava anche l’altro. La vita e la morte erano due aspetti della stessa cosa.

Non è possibile sentirsi vivi senza essere consapevoli che si deve morire, pensò. Analogamente è impossibile riflettere sul fatto che si deve morire senza pensare al contempo che vivere è una cosa meravigliosamente strana


Ma la vita è triste e solenne. Ci fanno entrare in un mondo meraviglioso, ci incontriamo, ci salutiamo e percorriamo la stessa strada per pezzo, poi scompariamo nel medesimo modo assurdo e improvviso in cui siamo arrivati.


2) IL VANGELO SECONDO GESU' CRISTO - José Saramago, 1991


•Premessa: il romanzo va letto e vissuto per ciò che è – un’opera letteraria. Al di là di pregiudizi, fede e sensibilità religiosa

•Se potessimo affrontare la narrazione vergini da secoli di storia, filosofia, senza conoscere nulla del Cristianesimo e distaccati dal concetto di «Divinità», la prima domanda che probabilmente tutti ci porremmo vivendo il rapporto tra Dio e Gesù in questo romanzo è: chi è bontà, grandezza, divinità, e chi è crudele, ingiusto, a tratti meschino?

La figura di Gesù è qui una sintesi tra l’ateismo che vede in lui un «semplice» essere umano, e il Cristianesimo che lo incorona «figlio di Dio». Qui Gesù è entrambe le cose e la dicotomia millenaria si fonde in un’unica personalità.

•In realtà, tutti i personaggi del romanzo sono contraddittori:


Forti e Deboli Sicuri e Insicuri Positivi e Negativi


Ed è questo che li rende assolutamente veri. Allo stesso modo, i conflitti individuali e sociali rendono la storia vera e credibile


La bellezza e la rivoluzione nella rappresentazione di Gesù Cristo sta in ciò che potrebbe apparire come un paradosso, ma che in realtà non lo è affatto:


Il Gesù Cristo di Saramago è «Umano», ed è proprio questo che lo rende «Divino»


In quanto uomo, deve accettare e sopportare: lutti, dolori, errori, responsabilità, pensieri, sensi di colpa, incertezza, e lo fa accettando il volere di Dio. In questa rappresentazione in tutti gli essere umani (e in tutti noi) vi è del «Divino», e in «Dio» dev’esserci qualcosa di «umano»: la durezza e la tenerezza con cui, sempre, guida, osserva e determina la vita dell’uomo.


L’occhio di Dio diviene in questo Romanzo l’ «Occhio del Narratore», un narratore onnisciente, posto al di sopra di Dio stesso, del quale osserva e racconta pensieri, parole, opere e omissioni



FAMIGLIA

Giuseppe-Maria

Giuseppe è un padre e un marito tradizionalista, patriarcale, con poca considerazione della moglie, che ama ma dalla quale al tempo stesso mantiene una distanza gerarchica

Gesù-Maria

Maria è una madre che ama Gesù e i suoi sei fratelli e due sorelle. È un amore materno, non mistico, e non privo di critiche al proprio figlio e di conflitti. È questo anche un romanzo di formazione, che parla anche dell’infanzia e dell’adolescenza di Gesù. Solo il Vangelo di Luca parla di un Gesù dodicenne che si perde nel tempio. Tutti gli altri Vangeli narrano le vicende degli ultimi anni di vita di Cristo.

Gesù-Giuseppe

Gesù è molto legato al padre, che muore (vedremo in seguito come) quando lui ha 13 anni, provocando un grande dolore e un senso di solitudine.


AMORE

Gesù-Maddalena

Maria Maddalena è la compagna di Gesù. Lo ama, spiritualmente e fisicamente. Hanno rapporti sessuali espliciti, e sarà lei l’unico personaggio femminile ad accompagnare Gesù fino al compimento del proprio destino voluto da Dio: la crocefissione.


RELIGIONE

Dio

Nel corso di quaranta giorni e quaranta notti in cui, immersi nella nebbia, Gesù, Dio e il Diavolo s’incontreranno su una barca al centro del lago di Tiberiade, emergono i motivi per i quali un umile uomo dovrà sacrificarsi alla sete di potere del proprio Dio, che intende ritrarre sulla croce il primo martire, una novità che possa sconvolgere gli ebrei ormai assuefatti alla loro religione


Gesù

Gesù è quindi un esecutore materiale del volere di Dio, uno «strumento umano» nelle mani di un Dio mai benevole, ma ambiguo – agli occhi di Gesù e del lettore.

Anche mentre compie i miracoli, lo fa in maniera inconsapevole; è in balia delle istruzioni che Dio gli dà.


Il Diavolo

Fra tutte le figure e i personaggi un discorso a parte merita Pastore, cioè il Diavolo, che dovrebbe essere l’opposto di Dio, e che in effetti lo è.

Di fronte a una divinità sanguinaria, Lucifero sembra l’unico ad avere pietà per gli uomini, ed è il solo che aiuta Gesù nell’affrontare il difficile percorso della vita. È disposto perfino a sacrificarsi, rinunciando al male che porta dentro, salvando il Cristo e impedendo la nascita e l’ampliamento di un Regno basato sul sangue e sulla morte. Non vi è nel romanzo alcun riferimento alla resurrezione. "Allora il Diavolo disse, Bisogna proprio essere Dio per amare tanto il sangue"


LA MORTE DI GIUSEPPE

Vangeli canonici

Sulla vita di San Giuseppe, non si hanno più notizie a partire dall’episodio di Gesù fra i Dottori (nel Tempio di Gerusalemme) narrato nel Vangelo di Luca (2,41-50). L’evangelista racconta che Gesù, all’epoca dodicenne, si recò con i genitori nella città di Gerusalemme in occasione della Pasqua. Giunto il momento di tornare a casa, Gesù a loro insaputa rimase in città e si recò presso il Tempio dei Dottori. Fu lì che Maria e Giuseppe lo ritrovarono tre giorni dopo quando, presi dallo spavento, erano andati a cercarlo. Da questo episodio in poi non si hanno più notizie di San Giuseppe probabilmente perché morì poco prima che Gesù raggiungesse la maturità e iniziasse la sua vita pubblica, dunque una volta espletato il suo ruolo di «padre putativo».


Vangeli apocrifi

Secondo i Vangeli apocrifi, San Giuseppe morì all’età di 111 anni, colpito da malattia, tra le braccia di Gesù e di Maria, nel modo più sereno possibile circondato dall’amore delle persone che gli erano care.

Per tale motivo, egli è venerato come "Patrono della buona morte". Infatti, a quale miglior morte potrebbe ambire un cristiano se non quella tra le braccia di Gesù e Maria?


Il Vangelo secondo Gesù Cristo

Quando Gesù ha tredici anni e suo padre trentatré (!), nel corso di una sanguinosa cattura di ribelli zeloti (indipendentisti del regno della Giudea) condotto dai legionari romani nei pressi del villaggio di Sefforis, Giuseppe, corso in aiuto di un suo vicino di casa, viene catturato e muore in croce.


“Il Bene e il Male non esistono in se stessi, ciascuno di essi è solo l'assenza dell'altro.”

José Saramago

(1922-2010)


3) LA STRADA - C. McCarthy, 2006


•Considerato il più grande scrittore americano contemporaneo. Tre le opere più conosciute:


Cavalli Selvaggi – Oltre il Confine – Città della Pianura – Non è un Paese per Vecchi


USO DELLA LINGUA: descrive la realtà e racconta le cose in modo essenziale, non nel senso di «lingua povera» ma, al contrario, in quanto capace di cogliere la vera essenza delle cose. Descrive la realtà in maniera fedele, minuziosa e dettagliata. Nessuna parola potrebbe essere sostituita da un’altra, non esiste il concetto di «sinonimia» nel suo stile narrativo


“They set forth in a crimson dawn where sky and earth closed in a razorous plane. Out there dark little archipelagos of cloud and the vast world of sand and scrub shearing upward into the shoreless void where those blue islands trembled and the earth grew uncertain, gravely canted and veering out through tinctures of rose and the dark beyond the dawn to the uttermost rebate of space.”


«Partirono al sorgere di un'alba cremisi in cui cielo e terra si serravano in un piano sottile come il filo di un rasoio. Laggiù, piccoli, scuri arcipelaghi di nubi e il vasto mondo di sabbia e arbusti proteso verso l'alto, verso il vuoto sconfinato dove quelle isole azzurre tremavano e la terra si faceva esitante, s'inclinava bruscamente e scompariva dentro sfumature di rosso e buio oltre l'alba, fin dove lo spazio si stringeva in un filo sottile»


ISPIRAZIONI: In una delle sue rarissime interviste – McCarthy vive isolato da tutto e da tutti, in un ranch al confine con il Messico – nel 1992 rispose al New York in merito ai propri gusti letterari: «Mi piacciono Faulkner, Melville, Dostoevskij e tutti quelli che hanno a che fare con la vita e con la morte». La realtà, il centro del mondo e della narrazione è sempre in McCarthy il rapporto – e il fragile confine – tra la vita e la morte, tra il bene e il male. I personaggi e le storie di McCarthy sono forti, impegnati e impegnativi. Il Washington Post lo definì «Uno degli autori che lotta con gli Dei».


Ai bordi de «La Strada»

-Scenario post apocalittico

-Non si conosce l’antefatto

-Non si conosce l’epoca dei fatti

-Non si conosce il luogo

-Un padre e un figlio di circa 10 anni, tra i pochi sopravvissuti alla distruzione del mondo e della civiltà, si mettono in viaggio da un luogo X a un luogo Y, in direzione dell’ «Oceano»


Lungo «La Strada»

Un «Padre» e un «Figlio» – dei quali non conosceremo mai i nomi, nel loro vagabondare tra le ceneri dell’umanità parlano di:


Morte - Speranza - Sopravvivenza


In una trama e con dialoghi molto scarni, spogli, come il paesaggio che li circonda, giungendo in questo modo fino all’essenza del rapporto tra Padre (simbolo della civiltà morente) e il Figlio (simbolo di speranza e rinascita), rappresentanti loro malgrado del costante e già citato dualismo morte-vita, bene-male in McCarthy.


«Segnali» stradali

È un romanzo profondamente simbolico, a tratti allegorico.

In un mondo fatto di cenere, alberi secchi, terreni aridi, cielo plumbeo e vento gelido, oggetti della «nostra» quotidianità acquisiscono un valore del tutto particolare:


CARRELLO DELLA SPESA: Totem del consumismo, è lo strumento che i due sopravvissuti utilizzano per trasportare i loro poveri averi (qualche straccio e pochissimo cibo) lungo «La Strada»

PISTOLA: è il confine tra la vita e la morte. Contiene due soli proiettili, che il padre custodisce come il più prezioso dei beni – non si sa se per difendersi da sopravvissuti cannibali o se per porre fine alla propria vita e a quella del figlio una volta perduta ogni speranza.

COCA COLA: raggiunto un magazzino abbandonato e distrutto, il Padre trova una lattina di Coca-Cola ancora integra, la dona e la fa bere al figlio con una «sacralità» da ultima cena.


FUOCO: Il Padre definisce se stesso e il figlio «Portatori di Fuoco». Quale fuoco, in un mondo che appare essere stato distrutto dal fuoco (cenere, alberi secchi, fumo, cielo grigio…) Si tratta qui di un ben altro fuoco: il fuoco della bontà, dell’amore, principio di speranza per creare un nuovo mondo:


We’re going to be okay, aren’t we Papa?

Yes. We are.

And nothing bad is going to happen to us.

That’s right. Because we’re carrying the fire.

Yes. Because we’re carrying the fire.


You have to carry the fire. I don't know how to. Yes, you do. Is the fire real? The fire? Yes it is. Where is it? I don't know where it is. Yes you do. It's inside you. It always was there. I can see it.


Keep a little fire burning;

however small, however hidden.


I Viaggiatori

Già si è detto del rapporto fra il Padre e il Figlio.


MADRE: Poco o nulla si sa della madre, tranne che è scomparsa, probabilmente morta, o si è lasciata andare rinunciando alla speranza. Il fuoco in lei si è spento, e torna solo in pensieri e sogni. Raramente McCarthy crea personaggi femminili di una qualche rilevanza. In quella che ad oggi è la sua ultima intervista (2012), alla domanda sul perché non si sia mai cimentato nel ritrarre eroine femminili, riferisce di «non aver capito abbastanza le donne per poterlo fare in maniera credibile».


McCARTHY: Il desidero di proteggere, difendere, infondere speranza e «vita» nel figlio può essere letto anche in chiave autobiografica, se pensiamo che nel 2006, anno di pubblicazione di «The Road», McCarthy è padre 73enne, anziano, del secondogenito John, nato nel 1998 quindi grossomodo coetaneo del «Figlio».


NEMICI: Il «Padre»/McCarthy lotta per difendere il figlio dai nemici lungo il cammino: il freddo, la fame, gli altri sopravvissuti (cannibali), la disperazione. Nemici che, ancora una volta, possono essere interpretati in chiave simbolica.


Alla fine de "La Strada"


Resistere fino allo stremo dunque, in un mondo non più mondo

Resistere contro qualcosa e qualcuno, ma resistere per che cosa o per chi? Questo il grande dilemma cui giunge il padre, la cui vera speranza, per sé, è quella di «raggiungere il nulla eterno»

Lungo la strada, Padre e Figlio incontrano non solo nemici, difficoltà, paura e sofferenza, ma nella figura di un vecchio stanco e solo, incontrano e ri-scoprono


Pietà Bellezza Compassione Fede


Il bambino intuisce quindi che la salvezza dipende non solo dal cibo, dalle coperte, dall’acqua, ma anche dalla Fede: Il Fuoco sacro.

Il viaggio in un «al di fuori» distrutto, devastato e morte, si scopre essere un viaggio «al di dentro», in un paesaggio interiore assai migliore di quello esteriore. Ed è qui che, forse, sta la vera felicità: accanto al fuoco.


4) KAFKA SULLA SPIAGGIA - Murakami Haruki, 2002


È nato a Kyoto il 12 gennaio 1949, durante il boom di nascite successivo alla Seconda guerra mondiale, figlio unico di due insegnanti di letteratura giapponese. Pur essendo sempre stato interessato a sua volta alla letteratura, cominciò a scrivere solo a 29 anni: prima lavorò in un negozio di dischi e poi insieme alla moglie gestì per sette anni, fino al 1981, un locale, il Peter Cat, dove si ascoltava musica jazz tutto il giorno ed erano appese fotografie di gatti dappertutto. Locali come il Peter Cat, i gatti e la musica jazz sono elementi molto familiari ai lettori di Murakami: li troviamo nella maggior parte dei suoi romanzi.

Fu con il quinto romanzo che ottenne un grande successo commerciale: Norwegian Wood, che deve il titolo alla celebre canzone dei Beatles, vendette due milioni di copie in un anno tra il 1987 e il 1988, e poi arrivò a quattro milioni. È un romanzo malinconico e nostalgico che piacque moltissimo agli adolescenti.

Successivamente, Murakami tornò a raccontare soprattutto storie strane e surreali, ma il suo successo non ne risentì. Fra le sue opere più amate dal pubblico italiano, oltre a Norwegian Wood e a Kafka sulla Spiaggia, vorrei citare1Q84, Uomini Senza Donne, A Sud del Confine, a Ovest del Sole


Un Giovane Holden...On the Road


Premessa nr. 1: Kafka sulla Spiaggia non è un libro che si possa spiegare. Va letto, gustato, e alla fine si potrà forse discutere delle emozioni, delle impressioni, dei messaggi che ci ha lasciato o meno.

Premessa nr. 2: E’ un libro sul «cambiamento» e sul desiderio di abbandonarsi al cambiamento.

Premessa nr. 3: Il libro si sviluppa narrando, a capitoli alterni, le vicende dei due protagonisti principali: Un adolescente e un anziano.

Premessa nr. 4: Il titolo di questo primo paragrafo è, per i motivi espressi al punto 1, dovuto a una interpretazione del tutto libera e personale. Tamura Kafka, il protagonista principale, parte per un viaggio lungo le strade del Giapponese e lungo le proprie vie interiori alla ricerca di sé, intraprendendo un percorso di formazione del tutto simile a quello di Holden Caulfield, protagonista del romanzo di Salinger pubblicato in Giappone proprio mentre Murakami – amante della letteratura americana - scriveva 海辺のカフカ Umibe no Kafuka




•Come tutti, o quasi tutti, i libri di Murakami, SURREALE – SOGNO – INCUBO fanno parte integrante della realtà. Non sono l’opposto della realtà, me un tutt’uno con essa: un unico grande labirinto da percorrere come un lungo viaggio: è la vita.

•Sogno, quindi, ma chi sogna? I protagonisti o il lettore? Possiamo dire che si tratti in realtà di UN SOGNO DENTRO AL SOGNO: Murakami spinge il lettore a relazionarsi sia con la storia in sé (sogno esteriore) che con se stesso (il sogno interiore: desideri e paure entrano nella storia).

•In che modo? Affrontando temi che sono al tempo stesso reali e intangibili:

DESTINO – probabilmente il vero protagonista del romanzo (e delle nostre vite?). Tutti i personaggi vi si affidano: chi in un processo di «iniziazione» (Kafka), chi per ritrovarsi (Nakata) e chi per dare un senso alla propria vita (bibliotecaria)

SOGNO – I sogni compenetrano nella realtà, scaturendo una reazione continua di causa/effetto che non si sa ne da dove nasca (sogno o realtà?) né se e quando avrà fine (morte? Infinito?). Le due dimensioni hanno pari importanza e consistenza

FILOSOFIA: In Murakami troviamo sia elementi e richiami alla filosofia Orientale (che solo il lettore più esperto in materia può cogliere) che a quella Greco-Occidentale. In particolare, si affrontano questioni di tipo relazionale; i rapporti:


UOMO-UOMO UOMO-DONNA DONNA-DONNA


con richiami anche ad Hegel, e al concetto di «Coscienza» o «Consapevolezza di sé» - per chi volesse approfondire: «Fenomenologia dello Spirito», 1807 - . Hegel sostiene che tale consapevolezza ha luogo nel momento in cui l’individuo entra in relazione e si confronta con l’oggetto, con ciò che sta «al di fuori» e si sviluppa in tre tappe:

Certezza Sensibile: attraverso i sensi, realizzo l’esistenza dell’oggetto

Percezione Sensibile: è la ricerca di una visione unitaria della realtà, la «sostanza» presente in tutte le cose

Intelletto: constatata l’impossibilità di individuare una tale visione unitaria oggettiva, la ricerca si sposta dall’oggetto al soggetto (una sorta di viaggio di ritorno), precisamente nell’intelletto, dove ha luogo l’unificazione e la sintesi delle sensazioni vissute.

A questo punto la coscienza ha interiorizzato l'oggetto in se stessa ed è diventata coscienza di sé, ovvero autocoscienza che non ha più bisogno di riferirsi agli oggetti per avere coscienza di sé, ha capito che la certezza della propria esistenza è data dalla sua attività intellettuale.

Esattamente ciò che accade a Kafka, Nakata e almeno in parte anche alla Bibliotecaria


MURAKAMI DIXIT


Tempo:

Il puro presente è il processo impercettibile in cui il passato avanza divorando il futuro. A dire il vero, ogni percezione è già un ricordo.

Le cose accadute sono come un piatto che si è rotto in mille pezzi. Per quanto uno possa tentare di incollarne i frammenti, non potrà tornare com'era in origine...


Coscienza:

Chiedi, e ti vergognerai un attimo, non chiedere e ti vergognerai per sempre.

Tutti perdiamo continuamente tante cose importanti. E occasioni preziose, possibilità, emozioni irripetibili. Vivere significa anche questo. Ma ognuno di noi nella propria testa ha una piccola stanza dove può conservare tutte queste cose in forma di ricordi. Un po’ come le sale della biblioteca, con tanti scaffali. E per poterci orientare con sicurezza nel nostro spirito, dobbiamo tenere in ordine l’archivio di quella stanza: continuare a redigere schede, fare pulizie, rinfrescare l’aria, cambiare l’acqua ai fiori. In altre parole, tu vivrai per sempre nella tua biblioteca personale


Quale realtà?

Dove non esiste la forza dell’immaginazione, non possono nascere delle responsabilità.


Tu hai paura del potere dell’immaginazione. E ancora di più hai paura dei sogni. Hai paura della responsabilità che potrebbe cominciare nei sogni. Però non puoi evitare di dormire, e se dormi, i sogni verranno. Quando sei sveglio, puoi anche riuscire a controllare l’immaginazione. Ma non puoi mettere a tacere i sogni.


«In dreams begin

responsibilities»

Delmore Schwartz 1913-1966


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